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Luis Suarez | Officina dello Sport.com

⚽ Il calcio moderno è caratterizzato da un gioco veloce e giocatori abili nello smarcamento e negli inserimenti, ma quest’evoluzione ha portato quasi alla scomparsa di un ruolo, ovvero quello del mediano, che adesso sta per essere inglobato, ma un tempo era il fulcro del gioco, colui che gestiva le azioni e disegnava linee con la capacità di un architetto. Tra i tanti mediani nella storia, ce n'è uno che ha segnato la storia della nazionale spagnola e della Serie A, ovvero Luis Suárez. 

Hristo Stoičkov
Hristo Stoičkov
Hristo Stoičkov

 Luis nasce in Galizia a La Coruna il 2 maggio del 1935, e la voglia di pallone gli esplode dentro molto presto. «Già a sette anni il calcio mi attirava più dello studio». Luis è gracile, uno scricciolo, e papà Augustin, che di mestiere fa il macellaio e ne ha intuito le potenzialità da calciatore, lo cresce a forza di bistecche al sangue. 

Il ragazzino ha già il dna del campione e il primo ad accorgersene è la squadra galiziana Deportivo La Coruna che gli insegna i fondamentali del calcio.

Il Deportivo lo parcheggia al Fabril (una succursale del club) aspettando con ansia che il giovane fenomeno compia i diciott’anni, condizione necessaria e sufficiente per poterlo schierare in prima squadra. 

Attesa alquanto inutile visto che sulla stellina è già calata la lunga mano del Barcellona, che di lì a pochi mesi lo strappa al Deportivo.

Così nel 1954, Luis inizia a giocare nei Blaugrana sotto l’ala protettrice di Helenio Herrera (ct del Barça). 

Helenio vede nel giovane galiziano delle enormi potenzialità, a tal punto da spodestare Kubala, calciatore che ha fatto la storia dei Blaugrana, e affidargli la consegna di organizzatore di gioco e faro della squadra. Consegna che il giovane Luis svolge da manuale nonostante la giovane età.

Ricordiamo che stiamo parlando di un calciatore con qualità da seconda punta, che decide di arretrare il raggio d’azione e fungere da sole intorno al quale ruotano gli altri pianeti.

Luisito (nomignolo affidatogli per le sue piccole dimensioni) con i Blaugrana gioca per otto anni, facendo incetta di trofei e arrivando a conquistare il Pallone d’oro nel 1960.

⚫Nel 1961 Helenio Herrera si sposta a Milano per allenare l’Inter, indovinate che succede?
Richiede espressamente il passaggio di Luis Suárez ai nerazzurri. Ed è quello che accade, per 300 milioni di lire. 

Herrera sostituisce nuovamente un mostro sacro con il suo giovane Suárez, questa volta è Angelillo, e la scelta si rivela nuovamente un successo.

É l’Inter Mondiale: una squadra dominante per l’epoca, che annovera, tra gli altri, campioni del calibro di Facchetti, Burgnich, Picchi e Mazzola.

Con la squadra meneghina vince 3 titoli nazionali oltre a 2 Coppe dei Campioni e altrettante Coppe Intercontinentali.

Dopo la sua trionfale avventura in nerazzurro, l’addio non fu tra i più commoventi: «Mi chiama il presidente Fraizzoli, allenatore era Heriberto Herrera. Il mister dice che tu e Corso non potete giocare insieme. E io: meno male che è arrivato adesso, sennò avremmo meno trofei. Poi gli ho detto: presidente, venda me. Ho 35 anni, Mariolino 29. Così mi sono ritrovato alla Samp col mio amico Lodetti. Lippi era un ragazzo. Però anche qui ho un rimpianto. Quell’estate, prima che firmassi per la Samp, venne a trovarmi Scopigno: Luisito, il Cagliari farà la sua prima Coppa dei Campioni, ho bisogno di uno come te e della tua esperienza. Grazie no, dissi. E forse sbagliai».